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Internazionale 28.12.09
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di Saka

Il socialismo è la strada per la salvezza del pianeta

Discorso di Hugo Chavez Frias, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, al Summit sul Clima delle Nazioni Unite, a Copenaghen, Danimarca, il 16 dicembre 2009
Signor Presidente; Signori, signore; Eccellenze; amiche e amici: Vi prometto che non parlerò più di quanto chi ha parlato più a lungo questo pomeriggio. Mi permettano un primo commento, che avrei voluto facesse parte del punto precedente affrontato dalle delegazioni del Brasile, della Cina, dell'India e della Bolivia – abbiamo cercato di prendere la parola ma non è stato possibile. Ha detto la rappresentante della Bolivia – saluto, certo, il compagno presidente Evo Morales, che è seduto laggiù (Applausi), presidente della Repubblica di Bolivia – tra le altre cose, quanto segue – ho preso nota - “Il testo presentato non è democratico, non è inclusivo”. Io stavo giusto arrivando e ci stavamo sedendo quando abbiamo sentito la Presidente della sessione precedente, il Ministro, dire che c'era un documento, che però nessuno ha visto. Io ho chiesto di avere il documento, ancora non c'è; credo che nessuno sappia di questo documento, top secret. Ora, certamente la compagna boliviana lo ha detto:”Non è democratico, non è inclusivo”. Ora, signore, signori, non è proprio questa la realtà del mondo? Viviamo forse in un mondo democratico? Forse che il sistema mondiale è inclusivo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e inclusivo dall'attuale sistema mondiale? Viviamo una dittatura imperialista e continuiamo a denunciarla da qui: Abbasso la dittatura imperialista e viva la sovranità dei popoli, la democrazia e l'uguaglianza! (Applausi). Causa di ciò che vediamo qui è l'esclusione. C'è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del Sud, a noi del Terzo Mondo, a noi i sottosviluppati, o come dice il grande amico Eduardo Galeano, noi i paesi schiacciati dal treno della storia. Perciò non ci meravigliamo di questo, non ci meravigliamo no: non c'è democrazia nel mondo, e siamo qui, ancora una volta, di fronte alla prova lampante della dittatura imperialista mondiale. Qui sono saliti due giovani; fortunatamente, le forze dell'ordine sono state decenti, un paio di spintoni, e loro hanno collaborato, no? Là fuori c'è molta gente, sapete?; certo, non c'è spazio in questa sala. Ho letto sui giornali che qualcuno è stato arrestato, che ci sono state proteste forti nelle strade di Copenaghen, e voglio salutare tutti coloro che stanno là fuori, la maggior parte dei quali giovani (Applausi). Certo, sono giovani preoccupati, credo a ragione, molto più di noi, del futuro del mondo. La maggior parte di noi qui oggi siamo avviati verso il tramonto; loro hanno appena visto l'alba e sono molto preoccupati. Uno potrebbe dire, signor Presidente, che un fantasma attraversa Copenaghen, parafrasando Carlo Marx, il grande Carlo Marx. Un fantasma attraversa le strade di Copenaghen, e credo che questo fantasma stia camminando in silenzio in questa stessa sala, si muova tra noi, si ferma nei corridoi, scende, sale. Questo fantasma è un fantasma spaventoso, che nessuno vuole chiamare per nome. Il capitalismo è il fantasma! (Applausi); nessuno lo vuole chiamare per nome, è il capitalismo. Là fuori ruggiscono i popoli, là fuori si sentono. Leggevo alcuni slogan dipinti in giro per le strade, e credo che alcuni di questi slogan li ho sentiti quando i due ragazzi sono arrivati qua. Due me li sono appuntati, sono forti, si notano sugli altri. Uno: “Non cambiate il clima, cambiate il sistema” (Applausi), ed io lo prendo a cuore: non cambiamo il clima, cambiamo il sistema, e così cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo uccide la vita, minaccia di annientare totalmente la specie umana. L'altro motto invita alla riflessione, dopo la crisi bancaria che ha colpito il mondo intero e ancora infierisce, e il modo con cui i paesi del Nord ricco hanno aiutato le grandi banche e i banchieri; solo gli Stati Uniti..., beh, non ho la cifra, è astronomica, per salvare le banche. Nelle strade dicono: “Se il clima fosse una banca, già lo avrebbero salvato”, e credo sia la verità (Applausi). Se il clima fosse una banca capitalista, di quelli più grandi, già i governi ricchi lo avrebbero salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30000 soldati a uccidere innocenti in Afganistan, e ora si presenta qui con il Premio Nobel per la Pace il Presidente degli stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno la macchinetta per fare banconote, per fare dollari e hanno già salvato..., beh, credono di avere salvato le banche e il sistema capitalista. Bene, questo, commento a parte, che io volevo fare, perché stavamo alzando la mano per accompagnare il Brasile, l'India, la Bolivia e la Cina, nella loro interessante posizione, che il Venezuela e tutti i paesi dell'Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci hanno dato la parola, perciò non conteggi questi minuti, per favore, Presidente, erano per quello (Applausi). Bene, vedete, ho avuto il piacere di conoscere lo scrittore francese Hervé Kempf. Vi consiglio questo libro, lo consiglio, c'è la traduzione spagnola – Hervé è laggiù-, c'è in francese, sicuramente in inglese, Come i ricchi distruggono il pianeta, di Hervé Kempf. Cristo infatti ha detto: “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Lo ha detto Cristo nostro Signore (Applausi). I ricchi stanno distruggendo il pianeta. Sarà che pensano di andarsene su un altro quando avranno distrutto questo, staranno facendo piani per andarsene su un altro pianeta?; finora non si vede nessuno all'orizzonte della galassia. Appena questo libro mi è arrivato -me lo ha regalato Ignacio Ramonet, che è anche lui con noi in questa sala-, e terminato il prologo o preambolo questa frase è molto importante. Dice Kempf: “Non possiamo ridurre il consumo materiale a livello globale se non facciamo in modo che i potenti scendano qualche scalino, e se non combattiamo la diseguaglianza; è necessario che al principio ecologista, utile per favorire una presa di coscienza: pensare globalmente ed agire localmente, gli aggiungiamo il principio che impone la situazione: consumare meno e dividere meglio”. Credo che sia un buon consiglio questo che ci dà lo scrittore francese Hervé Kempf. Bene, signor Presidente, il cambiamento climatico è, senza dubbio, il problema ambientale che più devasta il pianeta in questo secolo; inondazioni, siccità, forti tormente, uragani, disgeli, aumento del livello medio del mare, acidificazione degli oceani e onde di calore, tutto questo acuisce l'impatto delle crisi globali che ci colpiscono. La attuale attività umana supera le soglie della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta; ma anche in questo siamo profondamente diseguali, voglio ricordarlo. I 500 milioni di persone più ricche, 500 milioni!, il 7%, sette per cento!, della popolazione mondiale. Questo 7% è responsabile, queste 500 milioni di persone più ricche sono responsabili del 50% delle emissioni inquinanti, mentre il 50% dei più poveri è responsabile solo del 7% delle emissioni inquinanti. Per questo mi salta agli occhi, è un po' strano convocare qui gli Stati Uniti e la Cina allo stesso livello. Gli Stati Uniti avranno un 300 milioni di abitanti; la Cina ha 5 volte la popolazione degli Stai Uniti. Gli Stati Unti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno; la Cina arriva appena a 5 o 6 milioni di barili al giorno. Non si può chiedere lo stesso agli Stanti Uniti e alla Cina. Ci sono temi di cui si deve ancora discutere. Spero potremmo sederci noi capi di Stato e di governo a discutere veramente di questi temi. Poi, signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta sono danneggiati, il 20% della corteccia terrestre è degradato. Siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, la conversione dei terreni, la desertificazione, le alterazioni dei sistemi di acqua dolce, il sovrasfruttamento delle risorse marine, l'inquinamento e la perdita della diversità biologica. L'utilizzo eccessivo del terreno supera di un 30% la sua capacità rigenerativa. Il pianeta sta perdendo la capacità di autoregolarsi, questo sta perdendo il pianeta; ogni giorno produciamo più rifiuti di quanti possano essere processati, La sopravvivenza della nostra specie martella costantemente la coscienza umana. Nonostante l'urgenza, sono passati anni di trattative per concludere un secondo periodo di compromessi sotto il Protocollo di Kyoto e partecipiamo a questo appuntamento senza un accordo reale e significativo. E, certo, sul testo che viene dal nulla – come alcuni lo hanno etichettato, il rappresentante della Cina-, il Venezuela e i paesi dell'ALBA diciamo, la Alleanza Bolivariana, che noi non accettiamo, lo abbiamo già detto, nessun altro testo che non sia quello che viene dai gruppi di lavoro, dal Protocollo di Kyoto e dalla Convenzione, sono i testi legittimi che sono stati discussi con tanta intensità in questi anni e nelle ultime ore. Credo che voi non abbiate dormito; oltre a non aver mangiato, non avete dormito, eh?, non mi sembra logico che un documento nasca dal nulla, come dite voi. L'obbiettivo scientificamente assecondato di ridurre l'emissione di gas inquinanti e creare un accordo di cooperazione a lungo termine, ad oggi, ad ora, ed a ragion veduta, sembra sia fallito. Qual'è la ragione? Non abbiamo dubbi, la ragione è il comportamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta. Nessuno si senta offeso, cito il grande José Gervasi Artigas quando disse: “Con la verità non offendo né temo”; ma è vero, è un comportamento irresponsabile, di passi avanti, indietro, di esclusione, di una gestione d'élite di un problema che riguarda tutti e solo tutti insieme potremo risolvere. Il conservatorismo politico e l'egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi denotano un'alta insensibilità e la mancanza di solidarietà nei confronti dei più poveri, degli affamati, dei più vulnerabili alle malattie, ai disastri naturali. Signor Presidente, è imprescindibile un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente diseguali, per la grandezza dei suoi contributi e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche e che sia basato sul rispetto totale dei principi della Convenzione. I paesi sviluppati dovrebbero stabilire compromessi vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumersi obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri, per far fronte ai pericoli distruttivi del cambio climatico. In tal senso, la singolarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta. Signor Presidente, il cambiamento climatico non è l'unico problema che colpisce oggi l'umanità; altri flagelli e ingiustizie ci minacciano, il divario che separa i paesi ricchi da quelli poveri non ha smesso di crescere, nonostante tutti gli Obiettivi del Millennio, il Summit di Monterrey sul finanziamento, tutti questi meeting – come diceva qui il Presidente del Senegal, denunciando una grande verità, promesse su promesse su promesse disattese, e il mondo continua la sua marcia distruttiva. Il reddito totale dei 500 individui più ricchi del mondo è superiore al reddito dei 416 milioni di persone più povere. I 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di due dollari al giorno, e che rappresentano il 40% della popolazione globale – il 40% della popolazione mondiale!, rappresenta solo il 5% del reddito mondiale. Oggi muoiono ogni anno 9,2 milioni di bambini prima di raggiungere il quinto anno di vita, e il 99,9% di queste morti avviene nei paesi più poveri. La mortalità infantile è di 47 morti per 1000 nati vivi; ma è solo di 5 su 1000 nei paesi ricchi. La speranza di vita planetaria è di 67 anni, nei paesi ricchi è di 79, mentre per alcune nazioni povere è solo di 40 anni. Esistono inoltre 1100 milioni di persone senza accesso all'acqua potabile; 2600 milioni senza servizi igienici; più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate. E' lo scenario del mondo. Ora, la causa, qual'è la causa? Parliamo della causa, non veniamo meno alle nostre responsabilità, non ignoriamo la gravità di questo problema. La causa, senza dubbio – torno al tema –, di tutto questo disastroso panorama è il sistema metabolico, distruttivo del capitale e il modello che lo incarna: il capitalismo. C'è un pezzo che vorrei leggervi, brevemente, del grande teologo della Liberazione, Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, il nostro americano. Leonard Boff dice, su questo tema, quanto segue: “Qual'è la causa? Ah! La causa è l'idea di cercare la felicità nell'accumulazione materiale e nel progresso senza fine, attraverso la scienza e la tecnica, con cui si possono sfruttare in maniera illimitata tutte le risorse della Terra”, e cita qui Charles Darwin e la sua selezione naturale, la sopravvivenza del più forte; però sappiamo che i più forti sopravvivono sulle ceneri dei più deboli. Giangiacomo Rousseau – bisogna sempre ricordarlo – diceva a questo proposito: “Tra il forte e il debole la libertà opprime”. Per questo l'impero parla di libertà, è la libertà di opprimere, di invadere, di assassinare, di annichilire, di sfruttare, questa è la sua libertà. E Rousseau aggiunge la frase salvatrice: “Solo la legge libera”. Ci sono alcuni paesi che stanno giocando perché qui no vi sia documento, proprio perché non vogliono leggi, non vogliono norme, perché l'inesistenza di una norma gli permette di giocare alla libertà sfruttatrice, alla libertà che schiaccia. Facciamo uno sforzo e esigiamo, qui e nelle strade, che si arrivi ad un compromesso, che si ottenga un documento che impegni i paesi più potenti della Terra! (Applausi). Si chiede, Presidente, Leonardo Boff – Lei lo ha conosciuto Boff? Non so se Leonardo è potuto venire, io l'ho conosciuto poco tempo fa in Paraguay; lo abbiamo letto sempre- “Può una Terra finita sopportare un progetto infinito?” La tesi del capitalismo: lo sviluppismo infinito, è un modello distruttivo, lo dobbiamo accettare. Poi ci chiede Boff: “Cosa ci possiamo aspettare da Copenaghen?”. Giusto questa semplice confessione: non possiamo continuare così, e un proposito semplice: Cambieremo direzione? Facciamolo, pero senza cinismo, senza menzogne, senza doppia agenda, senza documenti nati dal nulla, con la verità come obbiettivo primario. Fino a quando, ci domandiamo noi del Venezuela, signor Presidente, signore, signori, fino a quando permetteremo tali ingiustizie e disuguaglianze? Fino a quando tollereremo l'attuale ordine economico internazionale e i meccanismi del mercato vigenti? Fino a quando permetteremo che grandi epidemie come l'HIV/AIDS cancellino intere popolazioni? Fino a quando permetteremo che gli affamati non abbiano da mangiare né per sé né per i propri figli? Fino a quando permetteremo che milioni di bambini continuino a morire per malattie curabili? Fino a quando permetteremo conflitti armati che massacrano milioni di esseri umani innocenti, perché i potenti si approprino delle risorse di altri popoli? Cessino le aggressioni e le guerre, chiediamo noi popoli del mondo agli imperi, a coloro che pretendono di continuare a dominare il mondo e sfruttarci! No ad altre basi militari imperialiste né ad altri colpi di stato! Costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equo. Sradichiamo la povertà. Interrompiamo immediatamente le alte emissioni inquinanti, blocchiamo il deterioramento ambientale e evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico. Condividiamo il nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidali! Signor Presidente, quasi due secoli fa un venezuelano universale, liberatore di nazioni e precursore di coscienze, lasciò ai posteri un apoftegma pieno di volontà: “Se la natura si oppone, la combatteremo e faremo in modo che ci obbedisca”. Era Simon Bolivar, Il Liberatore. Dal Venezuela bolivariano, dove un giorno come oggi, certo, esattamente 10 anni fa abbiamo vissuto la tragedia climatica più grande della nostra storia, la tragedia di Vargas, così soprannominata; dal Venezuela la cui rivoluzione cerca di conquistare la giustizia per tutto il suo popolo, il che è possibile solamente attraverso il cammino del socialismo... Il socialismo, l'altro fantasma di cui parlava Carlo Marx, anche lui cammina in mezzo a noi; è più un contro fantasma. Il socialismo, questa è la direzione, è la direzione per la salvezza del pianeta, non ho alcun dubbio. E il capitalismo è il cammino all'inferno, alla distruzione del mondo. Il socialismo, dal Venezuela che affronta per questo le minacce dell'impero nordamericano, dai paesi che formano con noi l'ALBA, la Alleanza Bolivariana, esortiamo, io voglio, con rispetto, però dal cuore, esortare, a nome di molti su questo pianeta, i governi e i popoli della Terra, parafrasando Simon Bolivar, Il Liberatore: se la natura distruttiva del capitalismo si oppone, allora lotteremo contro di lei e faremo in modo che ci obbedisca, non aspetteremo a braccia conserte la morte dell'umanità. La storia ci chiama all'unione e alla lotta. Se il capitalismo resiste, noi siamo obbligati a batterci contro il capitalismo e aprire il cammino verso la salvezza della specie umana. Tocca a noi, levando in alto le bandiere di cristo, di Maometto, della eguaglianza, dell'amore, della giustizia, dell'umanismo, del vero e profondo umanismo. Si non lo facciamo, la più grande creazione dell'universo, l'essere umano, sparirà, sparirà! Questo pianeta ha migliaia di milioni di anni, ed è vissuto migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana; significa che non c'è bisogno di noi perché questo pianeta esista. Noi, invece, senza la Terra non viviamo, e stiamo uccidendo la Pachamama1, come dice Evo, come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sud America. Infine, signor Presidente, per concludere, ricordiamo quando Fidel Castro disse: “Una specie è in pericolo di estinzione: l'uomo”. Ricordiamo Rosa Luxemburg quando disse: “Socialismo, o barbarie”. Ricordiamo Cristo, il Redentore, quando disse: “Beati i poveri, perché di essi sarà il regno dei cieli”. Signor Presidente, signore e signori, facciamo di questa Terra non la tomba dell'umanità, facciamo di questa Tera un cielo, un cielo di vita, pace e fratellanza per tutta l'umanità, per la specie umana. Signor Presidente, signore e signori, molte grazie e buon appetito. Tradotto da Priscilla

 

Commenti  

 
0 # Andrea 2009-12-29 12:00
chavez chavez! sei il nostro mito, chavez chavez! UN SOLO GRIDO!
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