Valdarno Spa è una campagna che raccoglie differenti anime dell’associazionismo Valdarnese, diluite in campi d’azione capaci di comprendere quasi tutti i comuni della vallata, che rivendica la gestione collettiva di uno spazio sociale unico, all’interno del quale far confluire tutte le attività delle associazione stesse. Uno spazio sociale unico, rispondente alle caratteristiche necessarie a soddisfare un programma unitario, che potrebbe diventare il centro nevralgico della cultura giovanile valdarnese, quanto meno come alternativa alle possibilità commerciali che al momento appaiono l’unica scelta forzata di passatempo per i giovani della vallata. Valdarno Spa parla quindi di socialità alternativa, di aggregazione “popolare”, di Autogestione. Non per nulla S.P.A. significa proprio “Spazi Popolari Autogestiti”.
“Perché c’è bisogno di spazi sociali in Valdarno?” e , soprattutto: “perché parlare di autogestione?”. Queste sono indubbiamente le prime obiezioni che il principio del nostro discorso può raccogliere. La logica dello Spazio Sociale Autogestito permette, per prima cosa, una totale autonomia da sponsorizzazioni o da spese in grado di gravare sulle varie gestioni economiche comunali. L’autogestione è un processo di formazione, un processo di crescita, il modo migliore per formare esperienze e coscienze pratiche e (per chi interessato) politiche. È dimostrazione di maturità e di autosufficienza. In Valdarno (come in altre città di Italia dove la necessità di Spazi Sociali è esplosa negli anni passati) lo svago e la cultura giovanile è quasi sempre determinata da un prezzo. I locali commerciali in cui i soliti gruppi di ragazzi si trascinano, offrono proposte simili tra loro, non proponendo crescite mentali attive e neanche prodotti culturalmente elevati o soddisfacenti. Se raramente la proposta che arriva è notoriamente di valore, arriva a costare prezzi esorbitanti. Molti locali di svago puramente commerciali, inoltre, risultano pure non usufruibili per tutti. Esistono selezioni dovute ai differenti e categorici generi di proposta prodotti ed esistono anche selezioni (talvolta) basate sull’apparenza o sul portafoglio di ogni singola persona interessata. Uno Spazio Sociale Autogestito si basa su principi di reinvestimento totale degli incassi nelle attività future, nell’idea che ogni partecipante attivo ha il compito di aiutare l’organizzazione di un qualsiasi evento, oltre ad ottenere il grande pregio già detto di una formazione personale e collettiva di rilievo.
Quindi, la risposa alla domanda che ci siamo posti prima, alla luce dei fatti e delle esperienze Italiane (che vedremo dopo) è : “perché non farlo??”. Perché privare la nostra vallata di una alternativa in più? Perché negare una soluzione a costo zero, che si propone di diffondere differenti culture (distribuite in tutti i campi, dalla politica allo sport, dalla pratica alla musica) a prezzi minimi o ,molto spesso, gratuitamente? La filosofia di Valdarno Spa prevede uno spazio attivo, sempre aperto, sempre frequentato, pulsante...uno spazio dove tutti saranno sia insegnanti che allievi....dove la crescita collettiva sarà a 360 gradi. Perché chiudere le porte in faccia a una proposta che, oltretutto, non ha pretese di dipendenze economiche?
Il principio di Auto organizzazione che Valdarno Spa porta avanti è , storicamente, aperto a ogni tipo di proposta e a ogni parte politica o sociale. Sono necessari, ovviamente, il rispetto di alcuni principi per noi inviolabili, che sono tra l’altro parte della costituzione italiana: l’antifascismo, la laicità dello stato e la libertà di pensiero e espressione. Con particolare attenzione, oltretutto , alla memoria storica della terra in cui ci troviamo in primis, e del nostro stato poi. Ne sono dimostrazioni pratiche i prossimi due eventi in cui Valdarno Spa sarà presente e organizzerà. Per il 25 Aprile addirittura ci divideremo tra i Giardini Perelli di Bucine e l’iniziativa dell’associazione a noi aderente, “Autonomarte”, e l’evento “Firenze Resiste” che da anni l’ANPI con le principali sigle dell’associazionismo fiorentino, organizza in Piazza S.Spirito. Lo stesso discorso vale per il Primo Maggio e per il consueto evento organizzato ancora una volta agli Ex Macelli di Faella.
Come se ciò non bastasse, tra le anime aderenti alla campagna abbiamo la casa editrice “Edizioni Antinebbia”, impegnata nella pubblicazione e nella salvaguardia della memoria storica popolare e locale. Oltre a tutto questo, e all’autonomia che necessariamente si rivendica mettendo in pratica principi di Auto Organizzazione, la Valdarno Spa non ha mai escluso il coinvolgimento dei comuni della vallata. La proposta di collaborazione con le amministrazioni locali attraverso corsi di formazioni ed eventi a livello di sviluppo giovanile, è sempre stata in cima alla lista delle priorità. Così come lo è sempre stato il dialogo con le amministrazioni stesse in questi mesi di attività della campagna e l’attenzione per il territori oche ci circonda. È così che sono nate iniziative e proposte di riutilizzo degli spazi in disuso disseminati in tutta la vallata. È così che è nata la “mappatura” di questi stabili, che abbiamo già presentato pubblicamente, e la volontà di schierarsi sempre e comunque a favore anche di progetti comunali non riguardanti noi, che comunque sono promossi al risanamento e al riutilizzo di ciò che è stato abbandonato. Siamo convinti infatti che la pratica del “Cemento su Cemento” non sia sempre necessaria se continuano a resistere spazi fatiscenti in disuso e in abbandono. La nostra proposta richiedeva proprio la gestione di uno stabile in disuso da rimettere in sesto e da rivitalizzare. Da rigenerare. Anche se ovviamente poi, con il delinearsi del progetto, ogni possibilità (anche nuove costruzioni) non sarebbe stata da escludere.
Come precedentemente accennavo, la necessità di Spazi Sociali autogestiti nelle città, di veri e propri “spazi di libertà “ per la creatività e lo sfogo giovanile, si è alimentata fin dalla conclusione degli anni 70 nella nostra penisola (mi viene in mente il Centro Sociale Punk “virus” di Milano del ’77..). I motivi scatenanti di questo fermento che porta veri e propri collettivi giovanili, da decenni, ad organizzarsi ed attivarsi per costruirsi i propri spazi, sono cambiati a livello di dettagli , ma a livello di principio sono rimasti gli stessi con il passare del tempo. La difficoltà di socialità, il costo della cultura, la scarsità di proposte, il disagio delle periferie....tutti fenomeni che hanno raggiunto ovviamente prima quelle realtà situate in condizioni, a livello cittadino, più vaste (sto parlando di Milano , Roma e Firenze). Logicamente i processi di urbanizzazione in aumento, tesi a cambiare la società periferica di zone come il Valdarno, sono arrivati più tardi rispetto che in altre zone d’Italia. E sono arrivate in due “ondate” distinte: anni ’90 con l’occupazione da parte del Collettivo Antinebbia (in un periodo in cui la pratica dell’occupazione si diffondeva a macchia d’olio) e dopo il 2001, dove evidentemente sotto la spinta dell’ormai defunto movimento dei Social Forum, molte persone in Valdarno hanno deciso di riorganizzarsi per proporre nei propri comuni di azione, soluzioni all’apatia valdarnese (ed è così che si rifonda l’associazione “Diversi Uguali”, “Autonomarte”, “Donchisciotte”, “Officina del Teatro “ ecc..).
Ma per meglio capire l’evoluzione e le differenze di pensiero messe in pratica, riguardo alla rivendicazione degli spazi sociali, possiamo prendere un esempio di importanza nazionale (in questo caso pure regionale) e metterlo in parallelo con quello che è accaduto nella nostra vallata. Prendiamo come esempio il CPA, Centro Popolare Autogestito di Firenze, che si forma sul finire degli anni 80 spinto dai disagi causali già descritti, più o meno comuni a tutte le realtà autogestite italiane. L’esposizione di un disagio forte, come spesso è accaduto a tutti i livelli, a Firenze in quegli anni si scontrava con l’opposizione comunale; ciò causa una occupazione di una stabile in Viale Giannotti da parte del Collettivo del CPA, all’interno del quale iniziano i lavori e l’organizzazione di eventi. Se la proposta dei collettivi è forte, se risulta concreta, se la capacità di lavorare viene dimostrata e attuata per tutta la popolazione di un quartiere, sempre e comunque indipendentemente da limiti di età, si possono sempre raggiungere dei risultati. Il Centro Popolare Autogestito ne è un esempio proprio in virtù di questo: del fatto che a dispetto di una occupazione non autorizzata, riesce a coinvolgere un intero quartiere (e oltre) all’interno delle proprie iniziative; riesce a rispondere alle esigenze di tutti. È così che quando il Cpa viene sgomberato per il riutilizzo dello spazio in cui sorgeva a favore di un centro commerciale, la popolazione fiorentina (in particolare quella di Viale Giannotti) manifesta per le strade, spingendo l’amministrazione comunale a riconoscere i meriti e il valore del lavoro svolto. E favorendo il “trasferimento” nella nuova sede in accordo , stavolta, proprio con l’amministrazione comunale. Tutto questo è stato ripagato dal collettivo organizzativo del CPa con proposte sempre più varie e sempre più dalla parte del cittadino (corsi di formazioni, camera oscura, erbolario, fornitissima biblioteca, rassegne cinematografiche, palestre, sale prove).
Alla luce di questa storia, indubbiamente una storia a “lieto fine”, possiamo tornare a parlare di quella che è stata ed è la realtà valdarnese. La prima ed unica esperienza di occupazione, come abbiamo già detto, riguarda l’occupazione per mano del collettivo Antinebbia, ormai risalente a quindici anni fa, nel comune di San Giovanni Valdarno. A differenza della situazione fiorentina, il pugno duro dell’amministrazione comunale ha portato ad uno sgombero dopo settimane di “resistenza”, processi e la chiusura momentanea dell’esperienza.
A distanza di quindici anni però, la Valdarno Spa, come compagna ha deciso di seguire una strada differente, forte di quella capacità di “imparare dagli errori” e dalle esperienze messe a disposizione all’interno di alcune associazioni aderenti. Per questo i due principi fondamentali della Valdarno Spa sono sempre stati, fin dalla sua fondazione: 1) il dialogo aperto con le amministrazioni comunali attraverso incontri singoli. 2) Uno sguardo in prospettiva rivolto al valdarno intero, non frazionato a livello comunale. Questo anche perché a livello di singoli comuni ogni associazione aderenti ha agito e continua ad agire per conto proprio. A conferma di questo possiamo citare alcune esperienze pratiche:
- Gli Ex Macelli di Faella, dove attraverso accordi con il comune di pian di scò, l’associazione ha ottenuto la gestione momentanea di questo spazio comunale, per l’organizzazione di eventi.
- Il Centro Attivo Don Chisciotte a Vacchereccia, nel Comune di Cavriglia, dove attraverso iniziale accordi tra il Comune e l’Arci Valdarno sono stati dati in gestione (mediante accordi verbali) i locali delle ex scuole elementari della frazione.
- il Lavoro di Associazioni come i “diversi uguali” o “Autonomarte” nel comune di Bucine, all’interno del quale collaborano con la proposta e la collaborazione all’amministrazione per eventi dedicati alla popolazione locale e giovanile.
E ancora: dagli esiti degli incontri che ormai da quasi due anni facciamo settimanalmente con tutte le amministrazioni locali, per presentare i nostri progetti e il nostro programma, e richiedere spazi per iniziative, è nata l’idea di questa serata. Riunire in una assemblea aperta tutti i sindaci della vallata (per lo meno invitarli..) per esporre chiaramente e una volta per tutte le nostre intenzioni; per avere l’occasioni di chiedere l’oro un punto di vista anche rispetto ai bilanci comunali e ai fondi dedicati alle politiche giovanili; per dare la possibilità a tutti (attivisti delle associazioni o semplici cittadini presenti) di fare domande, di interessarsi sui nostri progetti e sui punti di vista di chi amministra il governo della vallata. Una serata per capire se la necessità propria di tanti di noi e di tanti cittadini valdarnesi che abitualmente frequentano in massa le nostre iniziative, può essere raccolta dai rappresentanti delle amministrazioni qui presenti.
Qualsiasi sia il risultato di questa serata, comunque partendo dal presupposto che ogni scambio e ogni discussione simili è sempre costruttiva, ci teniamo a ribadire la nostra determinazione nel mettere in pratica il progetto descritto e presentato in queste parole.
Consapevoli inoltre della difficoltà di una risoluzione immediata e definitiva al progetto, Valdarno Spa è sempre disponibile alla collaborazione e alla proposta di eventi e iniziative con i comuni della vallata stasera presenti.





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